Ciò a cui tutti pensano è convincere, essere in linea con i requisiti, e fare di tutto per cercare di ottenere un “sì”. Molto più raramente però, ci si ferma a riflettere su un aspetto altrettanto fondamentale, ovvero cercare di capire se quell’azienda è davvero giusta per noi.
La ricerca di una nuova opportunità professionale non è solamente un percorso in cui si viene valutati, ma è anche, e soprattutto, un’occasione in cui si dovrebbe valutare. Spesso si tende a pensare che una certa attività sia adatta a tutti coloro che presentano le competenze richieste. Se il ruolo viene considerato interessante, il settore coerente e la retribuzione adeguata, allora è conveniente provarci, ma in realtà non è così.
Non tutte le aziende sono adatte a tutti, anche quando il ruolo, sulla carta, rispecchia perfettamente il proprio percorso.
Ogni azienda possiede una propria identità, un modo di lavorare, di assumere le decisioni, di gestire le priorità e le persone. Ci possono essere contesti molto strutturati, con responsabilità chiare, ruoli definiti e processi chiari. Altri invece più dinamici, meno formalizzati, dove viene richiesta una maggiore autonomia e una maggiore resilienza, per riuscire ad adattarsi al meglio ai cambiamenti.
Questa identità molte volte non viene dichiarata in modo esplicito, non si trova scritta in un annuncio e raramente viene raccontata nel corso di un colloquio in modo diretto, ma si presta all’interpretazione del candidato. Durante il colloquio infatti, vengono raccolti molti più elementi sull’azienda di quanto si pensi, ma si fa fatica a leggerli.
Si può partire da alcuni elementi considerati elementari, come ad esempio la descrizione del ruolo, che può essere strutturata nei dettagli oppure lasciata volutamente più generica. Il primo caso, denota un’organizzazione strutturata con processi consolidati; al contrario, una descrizione più ampia e più flessibile può indicare un ambiente dinamico, dove autonomia e una buona capacità di adattamento possono risultare elementi distintivi.
Anche le domande che vengono poste in sede di colloquio sono importanti. Alcune aziende tendono a focalizzarsi principalmente sulle competenze tecniche, ciò significa che il loro focus è sulla performance e sulla specializzazione. Se le domande invece indagano il modo di lavorare o il rapporto con gli altri, è possibile che venga attribuita una maggiore importanza all’approccio e alla cultura interna.
Un altro aspetto da osservare è il modo in cui l’interlocutore si pone durante il dialogo. L’utilizzo di un approccio diretto riflette un ambiente orientato ai risultati, dove la rapidità rappresenta un elemento fondamentale. Un confronto più approfondito, dove viene attribuita molta importanza al dialogo, può indicare un contesto più attento alla relazione e al confronto.
Imparare a prestare attenzione a questi segnali permette di fare uno step in più rispetto alla semplice valutazione del ruolo, permette di avere una visione più ampia della realtà.
Non solo chiedersi se si è in grado di fare un determinato lavoro, ma domandarsi anche se ci si troverebbe a proprio agio in quel contesto, o ancora se l’ambiente in cui ci si trova è coerente con il proprio desiderio di crescita.
Questa riflessione assume maggiore rilevanza in un momento storico in cui le opportunità professionali sono sempre più numerose, il che però non significa necessariamente fare scelte migliori. Tutto ciò perché, senza consapevolezza, si rischia di cambiare contesto senza porre rimedio a ciò che non funzionava prima.
Molte esperienze non funzionano ma non a causa di una mancanza di competenze, la motivazione spesso risiede nella scarsa compatibilità tra la persona e il contesto in cui dovrebbe inserirsi.
Un ambiente troppo strutturato può essere limitante per chi ricerca autonomia.
Un contesto flessibile può creare difficoltà a chi ricerca riferimenti precisi.
Un’organizzazione esclusivamente orientata al risultato può essere sfidante per qualcuno, ma demotivante per altri.
Fare domande, chiedere esempi, cercare di informarsi maggiormente su alcuni aspetti del ruolo o dell’organizzazione con la quale ci si confronta non viene percepito come un segnale di debolezza ma, al contrario, di consapevolezza.
In un mercato del lavoro sempre più veloce, dove spesso la rapidità viene considerata un elemento fondamentale, fermarsi a riflettere può fare la differenza. Cercare lavoro non significa solamente farsi scegliere, ma anche scegliere.
Dunque la prossima volta che ci si troverà di fronte a un colloquio, sarà importante cercare di cambiare prospettiva: ascoltare, osservare e imparare.
Un passo fondamentale, sarà quello di chiedersi se l’azienda con cui ci si interfaccia rispecchia veramente quello che si sta cercando. Questo perché la compatibilità non deve essere considerata come un dettaglio, ma ciò che nel tempo determina la qualità di un’esperienza professionale.
La leadership non si racconta: si osserva
Parlare di leadership porta molto spesso a pensare a una posizione gerarchica o a un ruolo ben definito all’interno dell’organigramma. In realtà, la leadership si manifesta molto prima — e molto al di là — del titolo che si ricopre. Non è qualcosa che inizia quando si diventa responsabili, né qualcosa che si esaurisce nel coordinare un team. La leadership è, prima di tutto, un modo di stare nel lavoro.





